Trapianto di faccia e rispetto del limite

Lo ricordo bene il caso di Isabelle, che a 39 anni scelse il trapianto parziale del volto. Storia salita in fretta alla ribalta per l’eccezionalità dell’intervento, che non poteva non fare notizia: una faccia nuova per una donna che era stata sfigurata dal suo cane (tentava di svegliarla dopo che lei era caduta in un sonno profondo e narcotico causato da una dose di psicofarmaci). Ad aprile scorso, ad 11 anni dal trapianto, Isabelle è morta. I farmaci antirigetto le hanno provocato l’insorgenza di due tumori. Sarebbe troppo sbrigativo dire che i rischi erano noti? Che forse a volte sarebbe necessario porsi dei limiti? Che bisognerebbe pensarsi come umani e non come semidei? Che la bioetica e l’etica non sono solo parole? Le cure hanno rivoluzionato e rivoluzioneranno le nostre vite ma solo se vorremo farci del bene e non soltanto far parlare di noi. (Ho scelto di non inserire foto in questo breve articolo, non c’è niente da spettacolarizzare se non la possibilità di dire la propria opinione con la forza delle parole).

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