Carlo Alberto Redi: le ire de “Il Biologo Furioso”

Non ci sono altre parole che possano definire l’ultimo libro di Carlo Alberto Redi, scienziato di fama internazionale, se non il fatto di essere una “provocazione d’autore”. L’eminente biologo pavese, che nel titolo del suo volume (tanto per sgombrare il campo da dubbi e reticenze) si definisce furioso, ha deciso di mettere nero su bianco una serie di riflessioni relative al rapporto tra chi di scienza s’intende e coloro che prendono (o dovrebbero prendere) decisioni con l’unico scopo di favorire il bene comune.

Professor Redi, ma perchè il biologo dovrebbe essere furioso? E con chi?

“Penso francamente che non sia il biologo, o in generale lo scienziato, a creare dei danni: è il modo di usufruire delle conoscenze che è pericoloso se svincolato da scelte politiche e morali superiori. È per questo che mi indigno con chi ha le redini del nostro Paese, i decisori politici e i grandi (si fa per dire) pensatori, i quali non mostrano la minima umiltà nel chiedere di sapere, nell’informarsi sulle conoscenze biologiche necessarie per condurre una società laica e giusta. In questo paese di artisti, santi, poesti, navigatori (e poco scienziati) non c’è la setssa attenzione a certi temi che invece so esistere in altri paesi d’Europa, ecco qui la furia del titolo del libro.
La nostra è la società del sapere e della conoscenza: nell’Ottocento era la chimica, nel Novecento la fisica, ora sono le scienze della vita che ci parlano. Eppure l’attenzione per questi temi è quasi zero. I politici non chiedono un parere alle istituzioni scientifiche quando c’è da affrontare il fine vita, l’uso delle staminali o gli Ogm. Parlano di argomenti che non conoscono”.
Ad un certo punto del suo volume lei cita la democrazia. Vuole intendere che il cittadino che non è informato perde la capacità di decidere e che questo non vale solo per le scelte politiche?

“Esattamente. Negli anni Ottanta i cittadini potevano anche ignorare la fisica delle particelle, potevano non sapere cosa fosse, per esempio, il bosone di Higgs. Ora invece è necessario che si conoscano i risultati ottenuti dai biologi, perché riguardano tutti. Riguardano il modo in cui verranno alla luce i nostri figli, ciò che potremo mangiare, come moriremo. Ed ecco il rischio: creare un mondo dove solo una piccola parte di cittadini, informata e con adeguati mezzi economici, potrà accedere ai servizi biologici. E questa non è democrazia”.

Tocchiamo un argomento delicato, l’uso delle cellule staminali. Qual è la sua opinione?

“Ritengo che per affrontare questi temi delicati ci vogliano pacatezza e rispetto per le posizioni di tutti. Ogni posizione è legittima: io posso legittimamente ritenere che la fusione tra uno spermatozoo e una cellula uovo generi un nuovo individuo, a livello personale ho diritto che il mio pensiero venga rispettato. Quando però dobbiamo giungere ad una posizione che inevitabilmente sarà di compromesso, allora è necessario che si tenga conto dei vari aspetti relativi allo stato dell’embrione: il più delle volte il dibattito diventa filosofico. La posizione di Papa Ratzinger è legittima ma il punto è che va dibattuta. All’accademia dei Lincei anche il card. Tonini aveva dato contributi importanti e sappiamo che molti cattolici non ritengono che quella posizione debba essere così ferrea.
Personalmente penso che i cinquantamila embrioni conservati nei freezer e che non possono essere utilizzati finiranno per perire comunque, verranno gettati, anche tra moltissimo tempo. Perchè quindi non farli partecipare come cellule ad un processo per salvare una vita dando loro la possibilità di essere utili?”

E per quanto riguarda l’utilizzo delle cellule staminali da cordone ombelicale?

“Qui siamo nel campo della medicina rigenerativa: una sorgente fantastica che comprende anche posizioni e decisioni di vivere sociale è proprio la donazione del cordone ombelicale. Questa fonte non crea dibattito etico ma esiste una ragione per cui mi infurio: su 100 cordoni 93 vengono gettati come rifiuto, sette vengono raccolti e finiscono in centri privati per la conservazione autologa, una vera sciocchezza scientifica: è un’idiozia conservare per sè queste cellule! l’Italia ha 18 banche per il cordone, due sono state dichiarate tra le migliori a livello mondiale, una è al san Matteo qui a Pavia, l’altra a Milano al Policlinico. Com’è possibile che il 7% dei cordoni finisca a Lugano o a san Marino senza dar beneficio alla salute di altre persone? Oltretutto è una truffa: il cordone viene conservato al freddo senza neanche essere tipizzato e controllato, al prezzo di cinquemila euro all’anno”.

Ma scienza e fede non potrebbero andare di pari passo per migliorare le condizioni umane? Esiste un limite tra scienza e libertà dell’uomo?

“Ritengo che non ci siano contrapposizioni e a tale proposito ricordo la posizione di Giovanni Paolo II che sottolineò durante un incontro in Vaticano dedicato a Galileo ed organizzato dal Cardinale Christoph Schönborn che scienza e fede dovrebbero muoversi parallelamente, c’è un legittimo credere ad un elemento di trascendenza all’interno dell’evoluzione umana. Ci sono due ambiti e due approcci di conoscenza che camminano parallelamente.
Non c’è un Dio contro la scienza, come invece purtroppo molti giornali vogliono far passare: ricordo un titolo di The Economist, “God Versus Science” a proposito della biologia sintetica per il timore che end man made life. Questa è una sciocchezza, è l’elemento che aumenta quel senso di ignoranza. L’uomo è inevitabilmente al centro, anche per una questione morale; secondo me il credente e il non credente sono accumunati dal forte senso di spiritualità che si avverte ed emerge anche nella ricerca scientifica che dimostra come tutti gli esseri viventi stiano su questo pianeta”.

Torniamo a temi più pratici: nel suo volume ricorda che impiegare alimenti Ogm derivati non è pericoloso. In che senso?

“Le modifiche genetiche portano a produzioni su larga scala. Mangiamo soia ogm da anni e forse nemmeno lo sappiamo perchè non conosciamo il dettaglio che quella soia è inserita nella normale filiera di produzione. A settembre probabilmente la Savage Farms metterà in commercio anche in Italia il pollo di soia, ovvero ‘carne’ di orgine completamente vegetale; questa è una realtà.
E le paure? Un solo esempio: Jenner vaccinò suo figlio tanto era certo del beneficio della sua scoperta, che veniva ridicolizzata all’epoca con tanto di vignette che sostenevano che chi si vaccinava si traformava nell’animale da cui era stato ricavato il vaccino stesso. La scienza ha dimostrato che i risultati sono stati molto diversi”.

Concludendo: l’ultima parte del suo volume contiene una serie di riflessioni più leggere e una proposta rivolta alla città di Pavia.

“Sì, ho voluto scherzare un pochino con la biologia. In alcune parti ho definito il sesso maschile un genere del tutto accessorio, perchè in natura è esattamente così, altrove ho spiegato che è meglio stare con un compagno od una compagna per almeno sei mesi in modo tale da potersi scambiare con un bacio la quantità ottimale di batteri per fortificare il nostro sistema immunitario.
Al di là del gioco, ho voluto proporre a Pavia la realizzazione di una guida turistico-scientifica della città: a Barcellona e a Londra già ci sono, penso che Pavia abbia tutte le caratteristiche per meritarsi una guida simile, vista per esempio la presenza di tre IRCCS vicine ed a disposizione dei malati. Potremmo essere la terza città d’Europa, le nostre eccellenze se lo meritano”.

Simona Rapparelli

(Articolo pubblicato sul settimanale Il Ticino del 30 marzo 2012)

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Informazioni su simonarapparelli

Nata a Pavia il 30 marzo 1978. Laureata a Pavia in Scienze Politiche. Giornalista pubblicista e conduttrice radiofonica. What else?
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Una risposta a Carlo Alberto Redi: le ire de “Il Biologo Furioso”

  1. jersey shore final ha detto:

    grande lavoro ! Bellissimo….
    un piccolo appunto, Lift Me Up è rimasta inedita fino alla sua pubblicazione sul terzo cd di essential .
    Di nuovo congratulazioni

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